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Da mesi la questione tibetana è tornata d'attualità in Cina, nonostante l'opera dei media ufficiali, mirata a tenere sotto controllo ogni informazione. Sarebbero almeno 16 le persone che vivono in aree abitate da tibetani che si sono dati alle fiamme durante lo scorso anno in proteste legate alla persecuzione religiosa adottata dalla Cina. La zona del Sichuan è strettamente controllata, con le informazioni bloccate dalle autorità, mentre la tensione, secondo le associazioni pro Tibet, starebbe aumentando di ora in ora. PROPAGANDA COMUNISTA. Nel frattempo, secondo il South China Morning Post del 26 gennaio, «più di 1 milione di manifesti raffiguranti quattro generazioni di leader del partito comunista - Mao Zedong, Deng Xiaoping, Jiang Zemin e Hu Jintao - e bandiere nazionali sono state distribuite ai monasteri e alle famiglie nei villaggi del Tibet. Secondo l'ultimo censimento, circa 3 milioni di persone vivono in Tibet, il che significa che ogni famiglia ha ricevuto un poster dei leader, una bandiera nazionale, o entrambi». Secondo Yuan Weishi, uno storico della Sun Yat-sen University «si tratta di una misura politica destinata ad ampliare l'influenza comunista nelle regioni tibetane e a cercare un maggiore sostegno pubblico per superare l'influenza del Dalai Lama»
Simone Pieranni da Lettera43
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