
Chi siamo
Lares et urbs opera in costante collegamento con Enti ed Istituzioni pubbliche e private, Università, Scuole, Giornali, Centri religiosi e culturali, per una più efficace realizzazione degli scopi anzidetti, proponendosi come strumento di dialogo interculturale e di collaborazione con tutti i soggetti interessati al conseguimento del medesimo fine.
Lares et Urbs, nuovi Lari e nuova Città: con questa promessa divina Enea e i suoi portarono nel Lazio l'eredità sacrale e politica di Troia. Su queste fondamenta fiorì la sintesi della civiltà mediterranea: Roma. Perché richiamarsi ad una formula dell'antica Roma per una nuova associazione?Per larga parte della sua storia millenaria, Roma dovette affrontare un problema simile. Non lo risolse solo con la forza delle legioni, ma, fin dai primi secoli, con due armi molto più potenti: la conoscenza e il diritto (ius).
Al diritto (che era diritto civile e dei popoli, ma anche e soprattutto vincolo religioso) veniva affidata la definizione puntuale e dettagliata dello status giuridico dei nuovi arrivati, che potevano essere considerati alleati (socii) o inseriti all'interno della res publica a vario titolo e con vari gradi di autonomia e/o coinvolgimento nella gestione dello Stato, attraverso un sapiente uso della concessione della cittadinanza e dei diritti politici (civitas cum o sine suffragio).
La conoscenza delle tradizioni proprie ed altrui era la necessaria premessa all'applicazione del diritto: a Roma questa funzione era affidata ad un prestigioso collegio sacerdotale, quello dei decemviri, che aveva il compito di verificare se i culti (e quindi la "scala dei valori") di un popolo erano o meno compatibili con il nucleo fondativo della compagine statuale e della società romana e, se lo erano, con quali forme e doverosi aggiustamenti potevano essere introdotti a Roma e fatti propri dall'Urbs. In questo senso e (perché no?) con altrettanta sacralità potremmo paragonare gli antichi decemviri alla nostra Corte costituzionale.
Noi pensiamo che la sfida dell'integrazione e del dialogo non possa essere vinta senza un'adeguata conoscenza e che la conoscenza dell'altro passi necessariamente per la conoscenza del sé, della propria storia e delle proprie tradizioni: in una parola (anch'essa mutuata dai Romani), dei propri Lares.
Il Lar è al centro della religione romana: rappresenta la continuità, il legame sacrale esistente fra i luoghi, i membri di una famiglia, le generazioni degli uomini, gli appartenenti alla comunità cittadina.
Chiunque, anche uno schiavo, aveva diritto ad un Lare: ogni famiglia aveva i suoi, oggetto di culto e di attenzioni costanti. Qualsiasi luogo, soprattutto quelli abitati, in città o nelle campagne, ospitava un Lare: ne sono gli eredi le numerose edicole sacre che costellano le nostre strade, specie agli incroci (Lares compitales). Un po' semplicisticamente, ma in una forma comune a tante altre culture (dall'Africa al Giappone, dai popoli delle steppe agli indiani d'America), possiamo identificarli con gli antenati divinizzati.
Chi sono dunque i nostri Lares? Chiunque abbia saputo interpretare gli elementi di novità della sua epoca, li abbia rapportati ai valori e ai saperi tradizionali e sia riuscito a dare capacità fondante alla sintesi così operata, aprendo prospettive di progresso nel campo scientifico, culturale, sociale. Sono Lares tutti coloro nei cui confronti le attuali generazioni riconoscono un debito di gratitudine, quelli che possiamo chiamare, spiritualmente e laicamente, padri.
Per rimanere nell'ambito della Costituzione italiana (di cui quest'anno ricorre il 60° anniversario), sono Lares i padri della Costituente, come lo sono gli autori della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 o i padri fondatori dell'indipendenza americana. Per noi europei sono Lares poeti come Dante o Shakespeare, uomini di Chiesa come S. Benedetto o S. Tommaso d'Aquino, filosofi come Kant o Cartesio; ma come potremmo circoscrivere ad un ambito esclusivamente islamico ed etichettare come estranei uomini come Averroè, Rumi o Ibn Arabi?
Sono Lares i testimoni di grandi movimenti di evoluzione delle coscienze (da Gandhi a Mandela, da Martin Luther King al Dalai Lama), come lo sono quei pensatori, anche meno noti, che hanno preconizzato le grandi conquiste di civiltà e contribuito a realizzare il clima culturale che le ha rese possibili: alla riscoperta di questi autori, "minori" solo perché meno conosciuti, la nostra associazione sarà particolarmente attenta.
Può essere Lar anche un fatto, un dato, un documento, una sentenza "storica" (che comunque presuppongo degli autori e un contesto che li ha generati): dalla recentissima legge contro l'infibulazione approvata dal Parlamento egiziano alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948, che il prossimo 10 dicembre festeggia anch'essa i suoi sessant'anni. Può essere Lar, per chi come noi vive a Roma o nel suo hinterland, anche un frammento di storia locale che, ad un più attento esame, riveli una più ampia valenza culturale e sia portatore di una scintilla di cosmopolitismo.
Aprire una riflessione serena ed informata sulle nostre radici, scoprire o riscoprire i valori e le ragioni dell'altro; promuovere il rispetto, la tolleranza, lo studio delle reciproche tradizioni, evitando la tentazione di un banale eclettismo religioso o di un'etica "fai da te"; mettere in comune i propri padri e proporli all'attenzione generale, soprattutto dei più giovani: questi gli ambiziosi obiettivi della nostra associazione, nella consapevolezza che anche l'ascesa alla vetta più alta inizia con un primo piccolo passo.
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